Tolentino sta ancora imparando a convivere con una parola scomoda: ricostruzione. A dieci anni dal sisma che l’ha messa in ginocchio (era il 2016), in questa cittadina di circa 18 mila anime in provincia di Macerata – secondo Comune di tutto il cratere per entità del danno all’edilizia privata, dopo Amatrice – il racconto non passa più solo dai cantieri.
Passa da un hotel arredato con centinaia di pezzi d’autore; dal recupero del Politeama, un centro culturale per le arti e lo spettacolo il cui restauro porta la firma di Michele De Lucchi; da un museo dove nascono le poltrone che hanno arredato superyacht, auto di lusso e teatri di mezzo mondo; e da piazze tornate a riempirsi. L’entroterra marchigiano ha ricominciato così: senza proclami, ma con una voglia dichiarata di rinascita. E Tolentino, a una quarantina di chilometri dal mare e ai piedi dei Sibillini, è uno dei luoghi in cui meglio si legge il cambiamento.
Il design come nuova forma di ospitalità
Lo testimonia Interno Marche, un progetto di ospitalità che ha trasformato una villa storica in una casa-museo dedicata al design italiano. Nulla a che vedere con il classico boutique hotel: qui non si osservano gli arredi, si entra dentro la loro storia.
Si può dormire sul Lullaby, il letto dalla base rotonda e girevole che Luigi Massoni disegnò a fine anni Sessanta; o sprofondare nella poltrona Woodline di Marco Zanuso, manifesto di un modo di progettare elegante e razionale. Una carrellata di pezzi d’autore che non fanno solo vetrina: le sedute si usano, i tavoli si toccano, i letti si provano. Del resto le Marche sono una delle regioni che più hanno contribuito alla cultura dell’abitare contemporaneo. Qui sono nate aziende che hanno portato il design italiano nel mondo, con una solidità industriale che pochi territori possono vantare.