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Da Milano a Sorrento, passando per Torino e la Puglia, sempre più ex manifatture, spesso abbandonate, si trasformano in hotel, che riportano vita, bellezza e lavoro nei loro luoghi
Da Milano a Sorrento, passando per Torino e la Puglia, sempre più ex manifatture, spesso abbandonate, si trasformano in hotel, che riportano vita, bellezza e lavoro nei loro luoghi
Dal momento che la incontriamo la prima volta, a circa otto anni, non dimenticheremo più quella formula: l’economia si fonda su tre settori, primario (agricoltura), secondario (industria) e terziario (servizi). Crescendo, poi, sperimentiamo l’evoluzione del contributo di ognuno di essi: e soggiornare in un albergo che un tempo fu una fabbrica è una rappresentazione plastica di tale passaggio. In tempo di economia circolare, è anche un modo per recuperare e ridare vita a spazi spesso dalla pregevole architettura e dalla densa storia, ma altrettanto spesso abbandonati, o peggio in stato di degrado, in un Paese come l’Italia dove secondo il più recente censimento Istat esistono ben 7 milioni di edifici in disuso.
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Le tracce industriali passano anche da Roma, dove su via del Corso il Singer Palace Hotel ha ridato vita al magnifico palazzo che ospitò la sede italiana dell’azienda di macchine da cucire, e da Venezia: in laguna, oltre all’hotel simbolo di questa transizione, il Molino Stucky (a fine Ottocento il primo produttore di cereali d’Italia, dal 2007 hotel di lusso Hilton), che si erge maestoso sulle acque della Giudecca, nel 2027 è prevista l’apertura del Langham Murano, progetto di Matteo Thun & Partners che nella sua area di 14mila mq comprenderà anche un ex deposito di vetri. Per gli appassionati di tessile, l’Hotel Filanda di Cittadella (Padova) rivela già dal nome il suo passato, e in un ex fabbrica di tessuti si trova anche l’Alter Hotel di Barge (Cuneo), affacciato sul Monviso. Sembra di essere a New York più che a Tolentino, nel cuore delle Marche, entrando in Interno Marche, hotel che sorge nella ex fabbrica di Nazareno Gabrielli recuperata da Franco Moschini, patron di Poltrona Frau e protagonista dell’industria del design italiano: ognuna delle 30 stanze è ispirata a un designer o a un movimento artistico e ne ospita le creazioni più significative, e nel ristorante L’Opificio spicca il décor con matrici e disegni del marchio.